Rome, Mediterrenean

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All we need is…Il Club del Bigodino

Il Club del Bigodino

L’espressione di sicuro non è universale, ma il concetto sì: esiste un luogo – più della mente che fisico – in cui una donna si sente bene, in cui l’uomo è un freak da scomporre e vivisezionare, in cui le frustrazioni si ridimensionano e i problemi tradiscono il loro lato esilarante, in cui la tragedia si sfilaccia, la lacrima è terapeutica e la risata contagiosa. E’ il Club del Bigodino, nelle sue più varie declinazioni: intellectual-chic, gossipparo, psicanalitico-solidaristico, sadico-giustizionalista, femminista-girl-power. O tutto questo insieme. Comunque sia, è quel momento di riunione, quella piccola galassia venusiana, in cui ci si scioglie in un grande Noi e si riduce “the rest of the word” ad una bizzarra presenza con cui bisogna pazientemente convivere.
Danze di Baccanti, sabba di streghe, piccole donne attorno al pianoforte, casalinghe disperate o single disinibite a Manhattan: sempre e ovunque le donne hanno bisogno di donne per sentirsi pienamente donne. L’istinto competitivo ed egocentrico di Eva contro Eva lascia il passo ad un sentimento di sun-patheia avvolgente e imprescindibile.
Letteratura, cinema e televisione hanno dato (e stanno dando sempre più di frequente) volto, parola e colore a questa dimensione, sfruttando il potenziale di profondità ed ironia che un gruppo di amiche affiatate sa mettere in campo. Le atmosfere calde e disperate di “Tutto su mia madre”e “Volver” (Almodovar ha da poco prodotto anche una serie televisiva, “Mujeres”, ambientata in un appartamento di Madrid), quelle fashion e dissacranti di “Sex and the City” sono solo due forme – a loro modo estreme – di questo stare-insieme primordiale.
Ho appena visto “Caramel” di Nadine Labaki, giovane regista franco-libanese candidata, con questo gioiello di film, all’Oscar 2008 come Miglior Film Straniero. Un salone di bellezza di Beirut, cinque donne, le loro vite. Attorno a questo vivace microcosmo – reso ancora più dolce dalla bellissima colonna sonora – si srotolano vicende private e grandi (eppur comuni) interrogativi. Intensa leggerezza, riso amaro, confusa determinazione. Una complessità affascinante quanto faticosa che lascia l’uomo – spesso – a guardare da fuori, attraverso la vetrina..

“Cambia il vento ma noi no” canta la Mannoia interpretando parole di Ruggeri : istanti di complicità con l’altra metà del cielo…

M.

2 Commenti »

  Desy wrote @

Quanta incredibile verità in queste parole…che sia nel caos assordante di un locale alla moda per l’happy hour, o nell’intimità calda e avvolgente di una casa, la condivisione di emozioni e riflessioni a tutto tondo pare essere una prorogativa tutta al femminile. Il feminino del ventunesimo secolo sono bambine-ragazze-donne, le prime fin troppo mature per la loro età e con pensieri estremamente profondi e a volte cupi, le seconde già consapevoli del loro ruolo nella società e spesso ciniche e spregiudicate, le terze quasi “schiacciate” dalle più piccole, colpite anche loro da una sindrome di peter pan che si credeva solo declinata per il sesso forte. Quindi è affascinante sentire le 14enni discutere in maniera animata di senso della vita, impegni, responsabilità, le 25enni di inutilità del genere maschile ai giorni nostri e le 35enni di borse firmate hello kitty o di sms notturni con uomini misteriosi…
Eppure la mia sensazione è che, a volte, la grande compattezza e la costante partecipazione che caratterizzano queste microsocietà, dove si confrontano anime di 4/5 donne diverse, sia anche un pò il loro limite: la condivisione di emozioni è a tal punto vissuta ogni giorno, che il rischio è quello di non avere poi più nulla di sé da raccontare, portando poi inevitabilmente all’allontanamento delle persone del gruppo…e troppo facilmente, queste donne dai mille volti ed impegni, si lasciano impigririre e non sanno attribuire la giusta scala di valori alle cose che hanno attorno, abbandonando uno dei pochi porti sicuri di questa incerta esistenza…

  Rubia wrote @

Reduce da una deliziosa serata-donne con cena etno-chic in una libreria di Trastevere, primo round di chiacchiere sulle rispettive mamme e aneddoti esilaranti sulla demenza senile delle rispettive nonne (in prospettiva..), rientro a casa con visione terapeutica di tre-dico-tre episodi consecutivi di Sex and the City (nel lettone col pigiamone anti-stupro con l’orsacchiotto) e fiumi di chiacchiere esistenzial-sistemiche su noi e la vita terminate verso le 2.45 (!), devo aggiungere una postilla: il Club del Bigodino necessita anche di una certa prestanza fisica, soprattutto se la mattina l’ufficio chiama e in metropolitana la tua copia fresca di acquisto di Vanity Fair rimane schiacciata nelle porte!! M.


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